Mercedes-Benz SLS AMG: il fascino suadente di un animale meccanico

Giancarlo Gnepo Kla

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In lontananza un ruggito, poi sempre più vicino sento chiaramente l’ approssimarsi della “belva”. Il sottopasso poco distante da casa mia non fa che amplificare quelle note impetuose. Trattengo un sussulto, una piccola esitazione quasi timore reverenziale e mi fiondo verso la finestra con il cuore che batte forte, conosco bene quel suono.  Lei è lì di fronte, acquattata mentre un vestito scintillante color beige Champagne fa brillare il suo corpo statuario: la carrozzeria risplende nella notte in tutto il suo fascino esotico; la bocca è grande e bramosa di divorare ogni strada, la sua voce è potente e sensuale. Lo spoiler posteriore alzato, quasi fosse un monito minaccioso per l’ asfalto e gli altri utenti della strada… . Avanza ancora, come un leopardo che dopo aver cacciato si concede un pò di riposo. Si ferma, semaforo rosso.

Probabilmente qualcuno troverà esagerati e patetici certi paragoni ma quando entra in gioco la passione, la razionalità viene meno e sensazioni ed emozioni del tutto soggettive prendono il sopravvento.

 

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In questi attimi mi ritorna in mente il mio primo contatto con la Mercedes-Benz SLS AMG, del resto come potrei dimenticare quel 7 ottobre 2013…
Dopo una visita alle officine AMG di Affalterbach, mi viene chiesto di scegliere una tra cinque chiavi e pesco proprio “quella”. Mi piace pensare fosse un segno dopo tanti sogni… ( perdonate il gioco di parole ). “Attento alla testa!” mi dice il capo gruppo del convoglio di bolidi AMG, dall’ alto di una G63 AMG dell’ AMG Driving Academy ( altro veicolo assolutamente folle ). Un pò di ginnastica e sono nell’ abitacolo, tiro giù la portiera ad ala di gabbiano, cintura. Respiro. Impugno il volante in Alcantara, accarezzo la plancia rivestita di pelle e rido.

 

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Ho tra le mani una SLS GT e noto che monta un costoso impianto audio Bang&Olufsen, rido nuovamente pensando alla sua inutilità: l’ unica musica che voglio sentire su un’ SLS è la voce del V8 aspirato da 6.3 litri AMG proveniente dal lungo cofano anteriore e non da sofisticati amplificatori. Musica per appassionati intenditori visto che si tratta dell’ ultimo 8 cilindri NON turbocompresso dell’ atelier Mercedes-AMG… .
Piccola precisazione, l’ SLS “GT” è la versione intermedia tra la Black Series e la “normale”: ha 20 cv in più, un cambio del 60% più rapido e delle sospensioni del 20% più rigide che si traducono in 591 cv e 321 km/h di velocità massima. Non saprei quantificare il tempo trascorso con lei, sarebbe sempre troppo poco. Per tutto il tragitto tra le colline sveve mi sono chiesto: “Che diavolo ci faccio qui, sto ancora sognando?”.

 

11C864_021All’ accensione un tuono,  il suo “benvenuto”; dopo la prima scarica adrenalinica mette a proprio agio
in un abitacolo curato ed avvolgente dotato di tutti i gadget per coccolare guidatore e passeggero. Non è un’ auto che va domata costantemente, anzi per la maggior parte del tempo è pacata e confortevole ma richiede attenzione: in primis per il cofano chilometrico e la larghezza che necessitano di un minimo di apprendistato ed in secondo luogo perchè ” fa ciò che le chiedi di fare, ma a modo suo “. Non è perfetta. Lo sterzo è un bisturi: e ad ogni movimento l’ auto risponde con estrema prontezza, di contro è piuttosto leggero quindi specialmente sulle prime si rischia di sterzare troppo. Fatta l’ abitudine si apprezza l’ assoluta immediatezza con cui l’ input del guidatore viene eseguito. Il cambio prodotto dalla Getrag è lo stesso 7 rapporti doppia frizione della Ferrari 458 Italia, ma monta un software specifico: sull’ SLS GT è molto più rapido rispetto a quello dei primi esemplari dell’ SLS “base”, criticato infatti per via delle sue incertezze in fase di scalata.

 

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La modalità d’ utilizzo consigliata dagli istruttori della AMG Driving Academy è la più estrema, “Sport +” nella quale la trasmissione legge le intenzioni del guidatore con grande rapidità: sale di marcia solo quando l’ ago del contagiri raggiunge la linea rossa, mantenendo il V8 entro il range di giri più sfruttabile ed appagante, con le velocissime scalate accompagnate puntualmente da sonore doppiette e scoppi in fase di rilascio.

 

SLS AMG RoadsterIl motore? Delizioso: ad ogni accelerata sembra di avere a disposizione la Filarmonica di Berlino diretta dal pedale dell’ acceleratore… Ai bassi regimi è educato: lineare e progressivo del resto i motori “Made in Affalterbach” sono famosi per la loro coppia mostruosa. Man mano che si accelera si fa sempre più impetuoso, coinvolgente ed eccitante; rispetto ai più recenti biturbo imbattibili per il vigore della coppia, si avverte maggiormente l’ allungo ed in generale un temperamento più sanguigno col crescere dei giri. I detrattori diranno che è la solita “tutto motore”, in parte hanno ragione perchè il pezzo forte è indiscutibilmente questo. Tra le curve, a meno di non volersi esibire in numeri di drift o voler” abbracciare qualche albero”…  l’ SLS predilige una guida pulita: è neutra in entrata ed accelerando con progressione mantiene la traiettoria con gran precisione, un ingresso troppo violento invece rischierebbe di innescare un leggero sottosterzo dovuto alla ripartizione dei pesi 49% ant e 51% al posteriore, che tradiscono lo schema transaxle per la trasmissione; in uscita se si esagera con l’ acceleratore, da buona trazione posteriore tenderà ovviamente a sovrasterzare. Il controllo elettronico di stabilità ESP è più permissivo rispetto ai sistemi montati su modelli Mercedes-Benz meno performanti, infatti può essere settato su Sport o su OFF: nel primo caso consente a qualsiasi pilota medio di poter effettuare qualche derapata facilmente recuperabile; nel secondo caso pestando senza ritegno sull’ acceleratore i costosi pneumatici posteriori iniziano a pattinare e fumare vistosamente: con questo settaggio diventa molto difficile mantenere il controllo la vettura vista la potenza e la coppia molto elevate.
Rispetto alla versione “base” le sospensioni più rigide rendono l’ SLS GT più composta nei rapidi cambi di direzione: le reazioni non sono così repentine a tutto vantaggio di una maggior stabilità e precisione di guida. Sicuramente più controllabile e progressiva, ma l’ indole “esuberante” rimane la stessa. L’ SLS è una granturismo più che una supersportiva, quindi gli amanti dei trackday non apprezzeranno certe sbavature nella guida impegnata, le sue coreografie stridono con il purismo di certe blasonate concorrenti: non ha la lucida cattiveria di una Lamborghini Gallardo, la millimetrica precisione di una Mc Laren MP4 12-C o l’ allungo esaltante di una Ferrari 458 Italia, giusto per fare degli esempi. Obiettivi ed anime differenti del resto. E’ l’ anima a rendere speciali queste auto da sogno ed anche l’ SLS ne ha una; quando le si chiede di essere selvaggia il suo “ego” ha il sopravvento e si sente, è lampante che è lei a trascinarti in un gioco perverso: il guidatore decide in che numero esibirsi, lei ci metterà del suo per renderlo (ancora) più spettacolare. Il suo fascino è proprio questo, l’ esagerazione: in ogni momento ama essere al centro dell’ attenzione dominando la scena da quando si aprono le scenografiche portiere con apertura ad “ala di gabbiano”, alla messa in moto, a quando decide di “ballare”. Ripaga con le emozioni. Sempre.

 

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E’ come quegli amici un pò fuori le righe a cui nonostante tutto si vuol sempre un gran bene, quelli che lasciano un sorriso stampato in faccia quando li saluti, che sia una semplice rimpatriata come una folle notte di bagordi. Forse per via delle portiere ad ala di gabbiano a cui proprio non resisto, per la linea semplice e scultorea o ancora per quel cofano da delirio d’ onnipotenza… insomma amo quest’ auto nel suo complesso.

 

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Ed ora eccola lì, niente porte ad ala di gabbiano ma stessa allure, forse ancora più elegante: una delicata capote beige mi fa pensare a viaggi “an plein air” con le suadenti note del motore come sottofondo a “galoppate” immaginarie lungo una strada senza fine. La “belva” è rilassata, abbassa lo spoiler, nessun ruggito feroce solo il V8 sornione che si ravviva facendo le fusa.

Guardo sfilare con grazia sublime le forme provocanti di quell’ animale meccanico, scatta il verde e la bella Roadster se ne va, resto ancora a guardarla fino a che non scompare completamente nella notte, felice di un piacere un pò malinconico… .